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La domanda che ci è stata posta è: “come mai se un ragazzo popolare prende in giro qualcuno, poi è più facile che anche gli altri lo facciano?”

Già… chissà perché… E’ difficile rispondere.

Io penso sia perché è più facile seguire gli altri, mischiarsi nella folla, puntare il dito contro, invece di essere puntati. Comodo, eh?

Ma confesso che anche io a volte mi nascondo dietro gli altri, a volte punto il dito contro qualcuno. Perché opporsi a qualcuno di popolare ti fa venire paura di essere esclusi, di venire puntati.

Ma come mi sento in quei momenti? Al sicuro? A volte si, ma altre (sempre più frequenti) mi sento strana, in colpa, mi sento una codarda. Perché in fondo è questo chi indica qualcun altro con il dito, isolandolo, spingendolo via da sé, mentre lui è al sicuro nell’ anonimato. Ci si potrebbe scusare dicendo: “ok ma non ero l’unico”. Se ci chiedessero: “cosa state facendo?” potremmo rispondere: “non è una idea mia. Non è colpa mia”. E allora? Che cosa importa? E’ anche colpa nostra se la “vittima” sta soffrendo. Siamo anche noi dei “persecutori” se non prendiamo le sue difese. Non siamo gli unici, ok, ma è un buon motivo per non smettere?

 In fondo, sono queste le domande che ci fanno capire chi siamo e da che parte vogliamo stare. E non importa se si hanno 12 anni oppure 46 o 90. La domanda è sempre la stessa: “Abbiamo il coraggio di essere noi i primi ad aiutare un amico preso in giro (cosa che un giorno capiterà a tutti)? Abbiamo il coraggio di opporci a chi è popolare? Di dire “no basta, io non ci sto” ?

Io spero di poter rispondere si.

M. S. Z., 2E (scuola media Fra Salimbene)

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