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più consapevoli di come usiamo internet = più liberi

Quante volte ci sentiamo dire di fare altre attività invece che videogiocare?

 

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Quante volte ci sentiamo dire di fare altre attività, invece di videogiocare? Secondo il sito web “On-Line Gamers Anonymous”, videogiocare troppo potrebbe diventare una sorta di necessità, e ora dopo ora potremmo non riuscire più a farne a meno compromettendo vari settori della nostra vita. Durante il progetto “cittadinanza digitale” abbiamo parlato di come i videogiochi possano trasformarsi da divertimento a pericolo, ma solo in persone che attraversano fasi di vita difficili e che utilizzano questi giochi per scappare dalla realtà..in questi ragazzi il tempo dedicato ai videogiochi assorbe grandi parti della giornata, rischiando di non lasciare più il tempo a hobby molto importanti per noi..Un altro fattore importante riguarda, a mio avviso, l’aumento dell’aggressività; prendiamo ad esempio il gioco GTA 5 in cui si prendono a pugni le persone e si spara per la città..tutte queste immagini potrebbero farci abituare alla violenza e al sangue, non facendoci poi provare le stesse emozioni nella vita reale davanti ad un avvenimento simile..Giocare troppo infine, può farci perdere i riflessi e l’attenzione oltre che isolarci dal mondo dei nostri amici !!

Non vogliamo incitarvi a non giocare ma solo farvi stare attenti su quanto, a cosa, e come giocare !!

(C.N. e C.DR.; ID -Salvo D’Acquisto-)

 

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Tutti abbiamo doti speciali..dobbiamo solo scoprirle prima o poi. Ovvero pensieri sul bullismo

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Iniziamo dicendo che ci sono due categorie di bulli e sono molto differenti: ci sono i bulli di scuola, quelli della vita reale, quelli violenti. Agli esterni sembra anche la forma di bullismo più dolorosa, ma si può affrontare e battere, non con la forza, con l’amore. Anche se molto difficile è possibile, la forma più difficile da controllare invece è quella via internet (il Cyber bullismo).
I cyber bulli possono essere anche le vittime di un bullismo violento e quindi, grazie al cyber bullismo si “sfogano”; infatti è più facile aggredire via rete che non per via diretta perché non vedi l’altro, controlli le emozioni e ti senti protetto.
Per combattere il cyber bullismo nel piccolo, tipo le piccole liti sui gruppi di WhatsApp, come gruppo bisogna mettere fine alle liti prima che le persone si mettano ad insultare regolarmente compagni o conoscenti trasformandosi in Cyber bulli.
Il bullismo, secondo me, è una forma molto subdola di fare del male a qualcuno. Non è come un dolore fisico che dura costantemente e da cui puoi con una cura esterna a te guarire.
Il bullismo è silenzioso, non lo vedi, arriva a sprazzi, sparisce, ma poi riappare improvvisamente e a volte non sai nemmeno il perché.
La prima arma di difesa la dobbiamo trovare in noi stessi, non dobbiamo chiuderci ed autocommiserarci; secondo me, se ci amiamo prima o poi anche gli altri ci ameranno. Se Il “gruppo” ci esclude, dobbiamo avere la forza di cambiarlo e di pensare: “Non ci sono solo loro al mondo!”. Solo parlando e non sentendoci in colpa possiamo sconfiggerlo.
Una volta, nel medioevo, si nasceva appartenenti ad una classe sociale e si veniva etichettati così per sempre. Non c’erano uomini liberi, poi con l’arrivo della borghesia, chi studiava poteva cambiare il proprio ceto sociale ed essere costruttore di sé stesso. Così, anche noi oggi, siamo uomini liberi, ma liberi davvero solo se non ci facciamo condizionare dall’opinione e dal giudizio degli altri.
Tutti abbiamo doti speciali, dobbiamo solo scoprirle prima o poi.
Secondo me dovrebbe esserci una materia che ci aiuti a conoscere bene noi stessi, il nostro esterno ed il nostro interno.

F. e G. scuola S.Benedetto

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Ciao a tutti ! Io sono un’alunna della scuola secondaria Giuseppe Verdi, volevo raccontarvi del fatto che ragazzi della nostra età o anche più piccoli vengono frequentemente esclusi dal loro gruppo di amici solo perchè hanno diversi gusti o caratteristiche fisiche differenti..ora, poniamoci una domanda: perché questi bambini/ragazzi vengono esclusi per essere differenti? Noi siamo tutti diversi…e siamo anche UGUALI perché siamo persone con due gambe, due braccia, un cervello ed un cuore.
Io parlo per esperienza perché io sono straniera e quando ero all’ asilo venivo presa in giro per le mie caratteristiche differenti e comunque ho ascoltato anche le storie dei miei amici che sono stati esclusi addirittura per gusti differenti !
Beh vi chiedo solo di rifletterci e mettervi nei panni di questi ragazzi che vengono esclusi semplicemente per il fatto di avere dei gusti, una personalità, una provenienza geografica differenti.

M. (Verdi)

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Siete tutti invitati al mio compleanno…ma senza smartphone! :)

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L’uso del telefono dovrebbe essere minore rispetto a quello al tempo che noi usiamo il telefono.
Al mio compleanno, che si è svolto in una pizzeria, tutti erano con il telefono e nessuno dialogava e si parlava tra amici. Allora io che ero la festeggiata ho pensato di prendere una borsina e girare per il tavolo raccogliendo tutti i telefoni degli invitati. Ci siamo divertiti molto e abbiamo parlato e scherzato tutti insieme. Alla fine della festa tutti mi hanno ringraziato per la bellissima serata che non sarebbe stata così se avessimo usato i telefoni.

G. scuola Verdi, Corcagnano

COME L’USO DI CELLULARI PUÒ CAMBIARE I RAPPORTI CON LE PERSONE

phubbingQuando si è in compagnia di solito si parla, si scherza, si ride e l’uso dei cellulari può distrarti da tutto e allontanarti dalle altre persone che, soprattutto se non fanno uso di telefoni, possono offendersi e sentirsi esclusi.
Ad esempio quando ci si incontra con amici, è buona educazione non utilizzare il telefonino nè per mandare messaggi nè per fare altro, perché questo è un gesto di maleducazione.
Al giorno d’oggi però questo accade purtroppo molto spesso, quando invece sarebbe meglio parlare, giocare, ridere, scherzare e raccontarsi a voce quello che ci succede dimenticandosi il cellulare.
Capita anche di litigare attraverso chat insultandosi pesantemente utilizzando parole offensive che a voce non si direbbero. Attraverso il messaggio si da un peso diverso alle parole che dal vivo avrebbero un significato differente.
Anche quando si dicono cose che possono ferire, attraverso i messaggi non si sa se come ha reagito la persona che li riceve, quali emozioni ha provato perché non è davanti ai nostri occhi.
Questo è il motivo per cui i telefoni, molto importanti se utilizzati adeguatamente, vanno usati meno e se, come dicono tutti, vogliamo un mondo migliore la prima cosa da fare è sfruttare tutta la tecnologia nel modo e nei tempi giusti.

Matilde, Fra Salimbene

La leggenda di…”My Talking Angela”

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Ciao a tutti. Oggi parleremo del gioco My Talking Angela, un game normalissimo se non fosse per quello che si dice on line. Molti pensano infatti che sia controllato da dei pedofili che, attraverso la facecam del nostro cellulare, riescano a spiarci. Nel web girano certe immagini sull’occhio di Angela, il peluche del gioco, dove si riesce a intravvedere una terrificante immagine di due persone che ti osservano.

Facendo una ricerca on-line, come per la maggior parte degli argomenti, si possono trovare varie informazioni su diversi siti che spesso si contraddicono a vicenda riguardo al “mistero di Angela”, ma oggi andremo a fare un indagine più approfondita.

Per farlo sono andato su un sito di design e, dopo avere fatto uno screen della pagina del gioco, ho ingrandito l’immagine che ho ricavato. Ovviamente non ho trovato nulla dentro l’occhio, ma non mi sono fermato qui. Ho preso una mia foto e,dopo averla ritoccata grazie a delle tecniche di design, sono riuscito a riprodurre l’immagine che gira nel web dell’occhio di Angela.

Sono giunto quindi alla conclusione che l’immagine e le storie che girano sul web sono assolutamente finte..

 

S.C. (I F.Parmigianino)

 

 

 

 

 

 

L’utilizzo di internet e dei social influenza in vari modi la nostra vita

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Durante l’incontro abbiamo visto un filmato che mi ha fatto molto riflettere in cui le persone anche durante momenti importanti della vita o della giornata usavano in continuazione lo smartphone (selfie in occasione della proposta di matrimonio, videogiochi al parco, chat quando si è in gruppo). L’utilizzo del telefono per questi fini è secondo me inutile, ed è anche una mancanza di rispetto verso gli altri oltre che una forma di esibizionismo. Queste persone infatti pur di apparire mettono in mostra tutti gli aspetti, anche molto privati e personali, della loro vita e coinvolgono anche chi non gradisce questo tipo di comunicazione. Inoltre, un uso sconsiderato del cellulare può allontanare dalla realtà e da quello che ci sta succedendo attorno perché ci fa concentrare solo su quello che vediamo sullo schermo del telefonino. In un momento del video,durante un pranzo tutte le persone sedute a tavola erano al telefono e non comunicavano tra loro, come se fossero sole. Abbiamo riflettuto sul fatto che questo è capitato varie volte anche a noi durante le “cene di classe” dove invece di parlare capita che ci si concentri sui giochi elettronici o su whatsApp (se a tavola per esempio una persona tira fuori il cellulare anche gli altri come un effetto catena si comportano allo stesso modo,anche se a tutti piacerebbe maggiormente impegnarsi in qualcos’altro). Le chat sono sicuramente un mezzo di comunicazione molto di moda ed utilizzato praticamente da tutti; ci siamo confrontati sulle motivazioni di questo fatto, arrivando alla conclusione che parlare in chat è certamente più facile perché non vedi in faccia la persona a cui mandi i messaggi e questo aiuta a superare timidezze e paure. In chat si riescono a dire cose che non si direbbero mai nella vita reale, rischiando di superare il limite della buona educazione e senza magari nemmeno renderci conto del peso di quello che stiamo scrivendo. Inoltre tutto questo porta ad aver con gli altri rapporti solo virtuali e non personali perché in chat è difficile capire le vere emozioni dell’altra persona ed esprimere quello che sentiamo.

V. S.,(1 F Fra Salimbene)

Le differenze tra giochi reali e virtuali…

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La differenza tra i giochi virtuali e quelli reali è molta. Per esempio se giochi a calcio tramite il tablet non sudi e non ti muovi (cosa che spesso ci fa scegliere i giochi virtuali), mentre se lo fai realmente provi emozioni e ti devi misurare con i tuoi limiti (anche questo non è sempre facile e, a volte, i videogames ci attirano di più proprio per questo..perchè è tutto più semplice).

Nei giochi virtuali sembra tutto più facile perché la mancanza di un confronto diretto con gli altri ti consente di nasconderti dalle tue paure, inoltre il fatto di non incontrare fisicamente nessuno non ti consente di creare un rapporto di vera amicizia. Nel mondo virtuale è tutto finto, hai il coraggio di dire e di fare cose con estrema facilità mentre nella vita reale è tutto più difficile ma è anche tutto più bello e vero e credo che solo così si può crescere e diventare grandi.

P. (scuola media Micheli)

Come possiamo stare meglio in gruppo?

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“La danza” – Henri Matisse

Uno dei problemi che noi ragazzi abbiamo riscontrato, è il fatto che all’interno dei gruppi (compresi quelli virtuali), alcune persone vengono prese di mira e isolate..Per avere un gruppo ideale, in cui stare bene , dove anche le persone timide possono convivere con le persone estroverse , devono esserci : umiltà, attenzione per capire le sensazioni ed i sentimenti degli altri . Tra componenti del gruppo ci si deve rispettare qualsiasi sia il punto di vista e carattere degli altri.

Per fare in modo di stare bene insieme bisogna capire i sentimenti degli altri per aiutare e rispettare quelli che si sentono male o tristi .

Questo deve accadere non solo quando si è in gruppo nella realtà , ma anche quando si è insieme sulla chat .

Infatti , sulla chat , si tende di più ad offendere/prendere in giro gli altri , perchè non si vedono le reazioni degli altri ; non seguire quello che fanno tutti e non prendere in giro chi è un po’ diverso da noi, vuol dire avere EMPATIA per gli altri , cioè capire i sentimenti della persona che ti sta di fronte , quindi sapere come aiutarla se si sente male. Per poter avere empatia è importante avere un contatto visivo con le persone, non solo a parole scritte. I comportamenti e le espressioni infatti spesso parlano ed esprimono emozioni e, di fronte allo schermo del telefono, non riusciamo a coglierle.

Uno sguardo può comunicare gioia e tristezza, complicità o risentimento, interesse, disappunto. Il rapporto è diretto, senza pause, reale, immediato.

La distanza imposta dalla chat toglie il contatto visivo , eliminando le emozioni e l’ empatia della conversazione privilegiando parole, suoni o immagini con un effetto ritardato.

S. Z. (Fra Salimbene)

Ci si mette meno tempo a fare i compiti con lo smartphone o senza? Parte la sfida-esperimento!

Ciao a tutti! I ragazzi delle prime medie di Parma stanno facendo un esperimento! Abbiamo voluto testare in prima persona se siamo più veloci quando facciamo i compiti senza smartphone o quando lo teniamo sul tavolo di fianco ai libri. Ogni giorno, per due settimane i ragazzi si segneranno quanto tempo hanno impiegato a fare i compiti: un giorno dovranno tenere il telefono sulla scrivania, il giorno dopo lo dovranno mettere in un’altra stanza della casa e lo potranno riprendere solo quando avranno terminato lo studio….chi vincerà?

Tra qualche settimana pubblicheremo i primi risultati! se intanto volete partecipare all’esperimento anche voi, seguite le istruzioni e poi mandateci il conteggio delle ore!

Il senso di esclusione quando parliamo e gli altri usano il telefono..

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Le persone usano molto spesso il telefono in ogni luogo in cui si trovano (anche quando sono con i loro amici! Magari hanno chiesto a qualcuno di vedersi e poi passano il loro tempo a messaggiare) e dopo vari incontri che stiamo facendo con il progetto “Cittadinanza digitale”, possiamo confermare che è vero … In questo modo però, certe persone si sentono escluse , possono pensare che i loro amici non siano interessati a loro e a quello che dicono o peggio ancora di non appartenere a questo mondo. Secondo noi, la cosa perfetta sarebbe vivere i propri momenti e esperienze senza distrazioni ed usare i telefoni o tablet solo quando se ne ha veramente bisogno .

S.M. 1^A  L.Vicini Corazón morado

Un piccolo allenamento per rilassarci e non farci sempre distrarre dal telefono..

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Una delle attività per mettere alla prova la nostra capacità di concentrarci consiste in un semplice esercizio. Infatti, per sperimentare se il nostro cervello riesce a “lavorare” senza distrarsi, possiamo provare a contare ad occhi chiusi (a mente) da 10 a 0 lungo ogni nostro respiro, ripetendo l’esercizio per almeno 5 minuti. Si scoprirà che perderemo il conto almeno per due o tre volte durante il tempo previsto per l’esperimento.

Quindi, il nostro cervello è facilmente distraibile! Perciò, quando siamo impegnati in un’attività che richiede concentrazione è bene eliminare occasioni e stimoli che possono distoglierci dal nostro lavoro.

Questo piccolo esperimento è anche la prova del fatto che ogni strumento multimediale (cellulare, tablet, computer ecc.), se utilizzato contemporaneamente ad altra attività ci distrae da occupazioni più importanti, come ad esempio lo studio.

Inoltre, in questo modo diventiamo più propensi a distogliere la nostra attenzione durante una conversazione, oppure durante una lezione scolastica. Insomma, si potrebbe dire che questo modo di usare gli strumenti multimediali ci predispone a far diventare cattive abitudini dei comportamenti che spesso adottiamo senza farci troppo caso. Ho riflettuto su questo ed in effetti mi sono resa conto che, il fatto di studiare in una stanza in cui non ci sono strumenti multimediali a portata di mano, mi rende più concentrata e più tranquilla.

L.B. (scuola media Puccini)

Alla fieeera dell’est!

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Come mai su internet diventiamo più volgari e aggressivi?

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Ciao ragazzi! Cosa ne pensate dei messaggi offensivi che spesso si ritrovano in chat, whatsapp e, in generale, nel mondo virtuale? Quello che ha pubblicato oggi il preside della scuola Fra Salimbene di Parma non è un caso isolato, ma è una delle miriadi di conversazioni offensive e volgari che spesso si ritrovano sul web e nelle nostre chat. Proviamo a prendere questo esempio come uno spunto di riflessione. Riusciremmo a parlarci in questo modo quando, invece di essere su un social, siamo faccia a faccia? Perché il telefono sembra far emergere le nostre parti più belle (ad es. con le foto, in cui appaiamo sempre meravigliosi) e quelle più brutte? In questi mesi siamo stati alle scuole elementari e abbiamo spesso fatto questa riflessione con i bambini. Dalle discussioni sembra che la risposta sia rintracciabile in due punti. Per prima cosa potrebbe essere dovuto alla modalità concreta con cui avviene la conversazione: a distanza. DISTANZA significa non vedere la persona con cui sto comunicando e ritrovarci quindi in uno spazio privato e non pubblico. Uno spazio cioè in cui le regole sociali sono meno definite, perché il modo in cui mi comporto quando sono con gli altri è diverso da quello di quando sono in pubblico. Non vedere concretamente chi c’è dall’altra parte non ci permette inoltre di poter utilizzare tutta una serie di elementi di cui di solito ci serviamo per capire gli altri e quello che stanno provando: espressioni del volto, atteggiamenti, comportamenti, reazioni emotive. Tutto questo è nascosto dalla distanza, cosa che non ci permette di empatizzare con gli altri, di capire che emozioni stanno realmente provando e quindi di fermarci quando stiamo esagerando. 

La seconda ragione potrebbe risiedere poi nella possibilità che ci danno i social networks di esprimere e sfogare la nostra rabbia in modo immediato, con l’impressione di non far del male a nessuno. Anche qui l’impressione che si potrebbe creare nella distanza quando offendiamo e insultiamo è quella di avere a che fare con un mezzo tecnologico e non con una persona reale, con un oggetto più che un essere umano. Possiamo quindi permetterci di sfogare la nostra rabbia sull’altro come se fosse un pungiball e non un’altra persona che prova emozioni e può soffrire “il colpo”. Come possiamo esprimere meglio la nostra rabbia? Prima di esprimerla, la conosciamo? C’è qualcosa che ci fa arrabbiare?

I bambini di Parma hanno fatto queste ipotesi…voi cosa ne pensate?

 

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Perché ci rifugiamo dietro a un computer? perché possiamo essere tristi..e non possiamo farlo vedere agli altri.

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Oggi siamo stati alle scuole elementari di Carignano, un paesino a qualche km da Parma. Ci aspettava un solo incontro, con l’unica sezione di quinta elementare del paese..una calma e primaverile mattina autunnale..finché un bambino ha chiesto “Perché certe persone diventano dipendenti da internet?” e un suo compagno gli ha risposto: “Perché in quel momento quelle persone sono tristi..ma la tristezza non si può far vedere…perchè magari uno la esprime in un modo buffo e quindi gli altri lo possono prendere in giro.” Questo bambino, 9 anni, ci ha lasciati a bocca aperta e ha dato una lezione a tutti quanti: perchè mai dovremmo volerci rinchiudere in casa a giocare ai video-games tutto il tempo, quando tutti sappiamo benissimo che sarebbe molto più divertente vedere gli amici, giocare o realizzare qualcosa? Perché siamo matti? perché non siamo intelligenti? NO. Perchè se siamo tristi, qualcuno ci dirà di non esserlo, di distrarci, divertirci, di non far vedere che siamo preoccupati per qualcosa, che siamo delusi da qualcuno o qualcosa. La tristezza è un’emozione da non far vedere agli altri…perchè altrimenti ti prendono in giro. Lo impariamo molto in fretta..ma c’è un problema: se non la posso vivere e condividere, se ho imparato che è da deboli, che fa dispiacere agli altri (sì perchè…domandiamoci per quale motivo ci preoccupiamo all’istante se un amico o parente ci dice di essere triste! Perchè gli diciamo subito di distrarsi, di non pensarci, di far finta di niente? Forse perché vederlo triste…ci rende tristi?) …perchè allora è così sbagliato rinchiudermi in casa a giocare ai video-games? Far scomparire un’emozione non è possibile..accoglierla e sentire qualcuno che ci capisce e ci accetta anche con il broncio sì.

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Sara Malagoli, psicologa in ambito educativo e scolastico

Comunicare slow, il sogno degli anni 2000

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http://slowcommunication.it/

Ciao a tutti! Questa settimana ci siamo imbattuti in questo sito, “Slow Communication”, la pagina di un movimento che, come il nostro progetto, vuole farci riflettere sul modo di comunicare ai tempi degli smartphone e di internet. Questo sito però si focalizza su un aspetto molto importante della comunicazione: IL TEMPO. Quello che oggi, sui nostri telefoni, va veloce, al ritmo delle chat, dei messaggi gratuiti, degli emoticons, quello che fa comparire la spunta blu quando leggiamo un messaggio e che quindi ci fa sentire in obbligo di rispondere, subito, nell’immediato, prima che dall’altra parte qualcuno possa rimanerci male se aspettiamo un po’. Ma è davvero più gentile, di fronte a certi messaggi importanti, rispondere il più in fretta possibile? Quando non ci prendiamo il tempo per riflettere, ascoltarci, sentire le emozioni che stiamo provando di fronte alle parole lette, possiamo davvero dare una risposta sincera, coerente con quello che proviamo e sentiamo?

Quando rispettiamo i tempi delle chat, il rischio è soprattutto quello di non rispettare i tempi umani di “digestione” delle emozioni, di riflessione che, essendo sommersi in un mare di stimoli, necessita di uno spazio vuoto, di tempo con noi stessi e basta, senza musica, post, telefilm o altre comunicazioni.

Questo movimento “ci piace”…ci fa riflettere sul fatto che esistano due tipi di comunicazioni: quelle di quantità ..e quelle di QUALITA’..quelle che sono frutto del silenzio, del tempo che passa e che ci fa riflettere con calma, che ci fa scegliere le parole giuste (non necessariamente meno spontanee), quelle che descrivono davvero e nel modo migliore quello che sentiamo e pensiamo.

Sara Malagoli, psicologa in ambito educativo e scolastico

Éloge de la tristesse (Massimo Gremellini)

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«Inside Out», le nouveau dessin animé de Pixar, situé dans le cerveau d’une petite fille d’onze ans, c’est une œuvre géniale et courageuse. Il faut du génie pour transformer les émotions humaines en les personnages d’une histoire. Il faut du courage pour revendiquer, entre celles émotions, le rôle fondamental de la tristesse, représenté par une gamine qui porte les lunettes, maladroite et bleu : la couleur de l’esprit. Pendant une bonne partie du film, la tristesse s’accompagne à la joie comme une entrave, une mâchoire plantée dans les roues de l’optimisme et du bonheur. Mais, finalement, son importance sera reconnue.

Ce n’est pas comme ça en la vraie vie, où la tristesse a été expulsée de n’importe quel discours public et privé. Traité comme un signe de faiblesse, une forme de sabotage. L’efforce quotidien d’un parent s’agit en éloigner du fis le fantôme de la tristesse, comme s’elle fuît une condamnation à mort plutôt qu’une occasion de vie. Mais un peu tout le monde en ont peur et gêne, à commencer des bonimenteurs de la politique que nous voudrais empreints d’un enthousiasme hilare et idiot.

Pour le pensé dominant, la tristesse ne fait pas consommer et ne communique pas, elle se nourrit d’abstinences et silences, elle est antiéconomique et nuisible. Il fallait un dessin animé pour nous souvenir qu’un homme incapable d’accueillir la tristesse est un automate. Pas seulement parce que la joie sans tristesse perde de signification, comme la lumière sans le noir. C’est que la tristesse sait ouvrir déchirures qui permettent de se regarder dedans depuis une perspective nouvelle. Ça rend conscients. Donc humains.

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